Polizze per i medici, ecco perché le assicurazioni fuggono

Osservatorio Sanità entra nel dibattito sul “Disegno di Legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario” portando la propria esperienza formatasi sul campo in oltre dieci anni di contenziosi in tutti i Tribunali d’Italia, a difesa tanto dei cittadini danneggiati da errate prestazioni sanitarie, quanto dei medici ingiustamente accusati di malpractice.

Secondo l’Associazione il testo del nuovo disegno di legge, così com’è impostato, fornisce giustamente al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore.

Ma per il cittadino danneggiato, la situazione è molto diversa. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad es. nel comparto Rc auto) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato -estranee ai processi.

“I politici sono lontani dalla realtà dei fatti e la trincea dei Tribunali è un’altra storia commenta Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità- perché quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del Ddl in questione. Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio.

Il processo va avanti, il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere.Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzionepignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”.

Uno dei fattori più negativi per il sistema del risarcimento per errore medico secondo Osservatorio Sanità va ravvisato soprattutto nella fuga delle grandi Compagnie Assicurative, spesso scoraggiate dai parametri fuori dagli standard europei per il risarcimento del danno morale, dagli automatismi risarcitori operati dai Tribunali che fanno volare alle stelle le cifre da risarcire nel caso di nuclei familiari molto estesi e dai tempi di prescrizione decennali.

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti – estranei al nucleo familiare – ed il congiunto defunto per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi Compagnie di Assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità. Sarà così certo che i cittadini percepiranno l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribassso.

fonte: http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/polizze_medici_ecco_perch_eacute_le_assicurazioni_fuggono-1295268.html

Osservatorio Sanità: Il DDL sulla responsabilità professionale medica va modificato

Francesco Lauri: “I politici sono lontani dalla realtà dei fatti, la trincea dei Tribunali è un’altra storia”

Nelle ultime settimana si sta discutendo molto sul tema della responsabilità professionale dei medici, è infatti in discussione un Disegno di Legge molto controverso. Il documento, dal titolo “Disegno di Legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario”, è stato esaminato anche dall’Osservatorio Sanità, associazione che tutela cittadini e medici, che ha messo a disposizione la sua esperienza sul campo e ha tratto conclusioni non proprio tranquillizzanti.

Secondo l’Associazione il testo del nuovo DDL, così come è impostato, fornisce giustamente al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore. Ma per il cittadino danneggiato, la situazione è molto diversa. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad esempio nel comparto della responsabilità civile per il settore auto) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato – estranee ai processi.

“I politici sono lontani dalla realtà dei fatti e la trincea dei Tribunali è un’altra storia – commenta Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità – perché quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del DDL in questione. Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio. Il processo va avanti,il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere. Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzione\ pignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”.

Di recente l’associazione ha chiamato a raccolta i massimi esperti in materia in un convegno dal titolo “La Responsabilità Medica: i risultati, fallimenti e prospettive” proprio per fare il punto sullo stato dell’arte ed interrogarsi su quali siano le esigenze reali per migliorare il sistema della responsabilità medica alla luce dei contenuti del Testo del nuovo DDL in materia di responsabilità professionale del personale sanitario. E’ emersa unanimemente la necessità di importanti e sostanziali interventi, per evitare che ci si trovi di fronte all’ennesimo tentativo di cambiamento inefficace perché troppo poco aderente alla realtà che si riscontra quotidianamente negli iter processuali sul risarcimento del danno.

Uno dei fattori più negativi per il sistema del risarcimento per errore medico, sempre secondo Osservatorio Sanità, va ravvisato soprattutto nella fuga delle grandi compagnie assicurative, spesso scoraggiate dai parametri fuori dagli standard europei per il risarcimento del danno morale, dagli automatismi risarcitori operati dai Tribunali che fanno volare alle stelle le cifre da risarcire nel caso di nuclei familiari molto estesi e dai tempi di prescrizione decennali.

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti estranei al nucleo familiare ed il congiunto defunto, per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi compagnie di assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità. Sarà così certo che i cittadini percepiranno l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribasso”.

Da scongiurare invece sarebbe l’attuazione della norma del DDL che prevede la pratica dell’autoassicurazione delle strutture sanitarie in alternativa alla assicurazione classica perché, salvo limitatissimi casi legati a Regioni virtuose, nella pratica sembra non funzionare affatto.

 

fonte: http://www.ilfonendoscopio.it/index.php/Professione-Medicina/Osservatorio-Sanita-Il-DDL-sulla-responsabilita-professionale-medica-va-modificato

Il DDL sulla responsabilità professionale medica va modificato

Francesco Lauri: “I politici sono lontani dalla realtà dei fatti, la trincea dei Tribunali è un’altra storia”

Tutela vittime casi di malasanità - Associazione Osservatorio SanitàNelle ultime settimana si sta discutendo molto sul tema della responsabilità professionale dei medici, è infatti in discussione un Disegno di Legge molto controverso. Il documento, dal titolo “Disegno di Legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario”, è stato esaminato anche dall’Osservatorio Sanità, associazione che tutela cittadini e medici, che ha messo a disposizione la sua esperienza sul campo e ha tratto conclusioni non proprio tranquillizzanti.

Secondo l’Associazione il testo del nuovo DDL, così come è impostato, fornisce giustamente al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore. Ma per il cittadino danneggiato, la situazione è molto diversa. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad esempio nel comparto della responsabilità civile per il settore auto) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato – estranee ai processi.

“I politici sono lontani dalla realtà dei fatti e la trincea dei Tribunali è un’altra storia – commenta Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità – perché quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del DDL in questione. Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio. Il processo va avanti,il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere. Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzione\ pignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”.

Di recente l’associazione ha chiamato a raccolta i massimi esperti in materia in un convegno dal titolo “La Responsabilità Medica: i risultati, fallimenti e prospettive” proprio per fare il punto sullo stato dell’arte ed interrogarsi su quali siano le esigenze reali per migliorare il sistema della responsabilità medica alla luce dei contenuti del Testo del nuovo DDL in materia di responsabilità professionale del personale sanitario. E’ emersa unanimemente la necessità di importanti e sostanziali interventi, per evitare che ci si trovi di fronte all’ennesimo tentativo di cambiamento inefficace perché troppo poco aderente alla realtà che si riscontra quotidianamente negli iter processuali sul risarcimento del danno.

Uno dei fattori più negativi per il sistema del risarcimento per errore medico, sempre secondo Osservatorio Sanità, va ravvisato soprattutto nella fuga delle grandi compagnie assicurative, spesso scoraggiate dai parametri fuori dagli standard europei per il risarcimento del danno morale, dagli automatismi risarcitori operati dai Tribunali che fanno volare alle stelle le cifre da risarcire nel caso di nuclei familiari molto estesi e dai tempi di prescrizione decennali.

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti estranei al nucleo familiare ed il congiunto defunto, per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi compagnie di assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità. Sarà così certo che i cittadini percepiranno l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribasso”.

Da scongiurare invece sarebbe l’attuazione della norma del DDL che prevede la pratica dell’autoassicurazione delle strutture sanitarie in alternativa alla assicurazione classica perché, salvo limitatissimi casi legati a Regioni virtuose, nella pratica sembra non funzionare affatto.

http://www.ilfonendoscopio.it/index.php/Professione-Medicina/Osservatorio-Sanita-Il-DDL-sulla-responsabilita-professionale-medica-va-modificato

Decreto Lorenzin: obiettivi, rilievi e proposte

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciI fini del provvedimento in cantiere, le tesi e gli interrogativi dell’Osservatorio Sanità

Il ministro Beatrice Lorenzin non intende tornare indietro. Troppi esami inutili e troppi sprechi nella sanità italiana. Ma i possibili tagli alle prestazioni previsti dal decreto in cantiere sull’appropriatezza del ministero della Salute hanno già messo sul piede di guerra i medici, preoccupato i cittadini e allarmato le regioni che hanno giudicato insufficiente il miliardo in più per il Fondo sanitario previsto per il 2016 e annunciato da Renzi.

GLI OBIETTIVI DEL GOVERNO

Secondo il governo sarebbero 208 gli esami clinici che gravano inutilmente da anni sul sistema sanitario nazionale. Si tratta in particolar modo di risonanze magnetiche ed esami di laboratorio il cui ammontare è stimato tra i 10 e i 13 miliardi all’anno. Per questo il ministero della Salute ha deciso di vigilare sull’appropriatezza delle prescrizione diagnostiche ad opera dei medici, prevedendo sanzioni per chi prescrive esami non necessari.

LE PAROLE DI LORENZIN

Il ministro della Salute ha tenuto a precisare la natura del provvedimento: “Il decreto vuole dare una lista ai medici delle best practice da compiere sulle prestazioni. Tutte possono essere prescritte si chiede solo al medico di agire bene”, ha detto il ministro in un videoforum in diretta con i lettori a RepubblicaTv.

LA MEDICINA DIFENSIVA

L’abuso dai parte dei medici va inquadrato nell’ambito della cosiddetta “medicina difensiva”: “Nel timore di dover essere portati in tribunale per pratiche considerate scorrette i sanitari, in pratica, prescrivono più medicine e analisi di quelle di cui un paziente avrebbe bisogno, consigliano inutili o addirittura dannose per lo stesso motivo e talvolta rifiutano le cure se un paziente è considerato “a rischio di lite”, si legge in un dossier di Ania, l’associazione nazionale fra le imprese assicuratrici

PROPOSTE E CRITICHE DI OSSERVATORIO SANITÀ

Ma su chi peserà il provvedimento del governo? Secondo l’Associazione Osservatorio Sanità il testo del nuovo DDL, così com’è impostato, “fornisce al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore”.

E per il cittadino danneggiato? “La situazione è molto diversa – osserva l’associazione -. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad esempio nel comparto RC AUTO) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato -estranee ai processi”.

COSA POTREBBE ACCADERE

“Quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del DDL in questione”, ha osservato Francesco Lauri, presidente di Osservatorio Sanità“Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio. Il processo va avanti, il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere. Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzione\ pignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”, ha spiegato Lauri.

COSA FARE?

Ecco alcune proposte di Osservatorio Sanità per fare in modo che i cittadini percepiscano l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribasso:

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti – estranei al nucleo familiare – ed il congiunto defunto per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi Compagnie di Assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità”.

NO ALL’AUTOASSICURAZIONE

Secondo Osservatorio Sanità sarebbe invece da scongiurare l’attuazione della norma del DDL che prevede la pratica dell’autoassicurazione delle strutture sanitarie in alternativa alla assicurazione classica perché, “salvo limitatissimi casi legati a Regioni virtuose, nella pratica sembra non funzionare affatto”.

 

http://www.formiche.net/2015/10/14/sanita-proposte-critiche-osservatorio-sanita-al-decreto-lorenzin/

Polizze per i medici, ecco perché le assicurazioni fuggono

 

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciOsservatorio Sanità entra nel dibattito sul “Disegno di Legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario” portando la propria esperienza formatasi sul campo in oltre dieci anni di contenziosi in tutti i Tribunali d’Italia, a difesa tanto dei cittadini danneggiati da errate prestazioni sanitarie, quanto dei medici ingiustamente accusati di malpractice.

Secondo l’Associazione il testo del nuovo disegno di legge, così com’è impostato, fornisce giustamente al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore.

Ma per il cittadino danneggiato, la situazione è molto diversa. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad es. nel comparto Rc auto) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato -estranee ai processi.

“I politici sono lontani dalla realtà dei fatti e la trincea dei Tribunali è un’altra storia commenta Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità - perché quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del Ddl in questione. Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio.

Il processo va avanti, il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere.Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzionepignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”.

Uno dei fattori più negativi per il sistema del risarcimento per errore medico secondo Osservatorio Sanità va ravvisato soprattutto nella fuga delle grandi Compagnie Assicurative, spesso scoraggiate dai parametri fuori dagli standard europei per il risarcimento del danno morale, dagli automatismi risarcitori operati dai Tribunali che fanno volare alle stelle le cifre da risarcire nel caso di nuclei familiari molto estesi e dai tempi di prescrizione decennali.

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti – estranei al nucleo familiare – ed il congiunto defunto per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi Compagnie di Assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità. Sarà così certo che i cittadini percepiranno l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribassso.

 http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/polizze_per_i_medici_ecco_perch_amp_eacute_le_assicurazioni_fuggono/1618697.shtml

Il Ddl sulla Responsabilità professionale e il rischio di un ennesimo buco nell’acqua

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciSe da un lato gli emendamenti del relatore On. Federico Gelli al DDL sulla responsabilità professionale dell’attività medica contengono spunti di sicuro interesse, come ad esempio un miglior  inquadramento delle linee guida -  cui il legislatore ha finora solo genericamente rimandato – l’articolo 4, relativo alla conciliazione obbligatoria, contiene tali incongruenze con la realtà dei fatti da renderlo sostanzialmente improponibile.

Cercherò di fare chiarezza: com’è noto la responsabilità professionale medica rientra tra le materie per cui è previsto, obbligatoriamente, un preventivo tentativo di mediazione. Tutti quelli che si occupano quotidianamente nei Tribunali di responsabilità medica sanno che, purtroppo, la mediazione è stato il più grande flop tra tutti gli strumenti di ADR mai ipotizzati e previsti nel nostro sistema giuridico. In tale ottica è possibile leggere l’intenzione del relatore Gelli di sostituire  la media conciliazione con il più articolato Istituto della consulenza preventiva ai fini conciliativi introdotta nel nostro ordinamento dall’articolo 696 bis.

L’Istituto di per se rappresenterebbe l’uovo di Colombo per deflazionare l’enorme mole di contenzioso in materia di med mal: un cittadino si rivolge al tribunale  perché nomini un CTU che accerti il nesso di casualità, valuti il danno ed esperisca un tentativo di conciliazione. Un procedimento di straordinaria efficacia teorica, che nella pratica però si è rivelato del tutto inefficace.

Infatti, in assenza di una legge che istituisca l’obbligatorietà della copertura assicurativa per tutte le strutture sanitarie italiane ed elimini qualsiasi rimando all’autoassicurazione (virtuosismo pseudogiuridico per indicare un istituto giuridicamente inesistente che nella pratica si traduce normalmente in un inadempimento legalizzato,  giacche quasi tutte le strutture prive di copertura assicurativa, da Roma in giù, sono indigenti ed incapaci di far fronte con propri capitali ai risarcimenti), la conciliazione prevista dall’art 696 bis cpc non potrà mai funzionare, giacché ogni tentativo di mettere d’accordo le parti resterà lettera morta proprio per l’assenza di fondi nelle casse delle aziende ospedaliere o delle ASL.

Come rendere efficace allora il procedimento di cui al 696 bis? La soluzione potrebbe essere racchiusa in 5 passaggi:

1) istituire il principio della copertura assicurativa obbligatoria per Aziende Sanitarie e Case di cura con esplicita esclusione per  gli altri sistemi auto gestionali;

2) abolire la mediazione in materia di responsabilità professionale medica;

3) disporre l’obbligatorietà preventiva del ricorso ex articolo 696 bis per tutti i contenziosi in materia di responsabilità medica;

4) prevedere sanzioni obbligatorie ex articolo 96 bis cpc in tutti i casi in cui una parte non aderisca alla proposta conciliativa formulata dal CTU o dal giudice;

Si tratta di accorgimenti che per esperienza personale potrebbero portare ad un consistente deflazionamento del contenzioso. Ci si chiederà ora “qual è il quinto passaggio? E’ certamente quello più delicato e che necessariamente deve prevenire tutti gli altri: la riduzione dei parametri risarcitori, con particolare riferimento al danno morale da morte del congiunto che in Italia è del tutto sproporzionato rispetto agli standard europei e determina attualmente la fuga delle grandi Compagnie di Assicurazione.

Per concludere, il timore che da più parti si riscontra rispetto a questo ulteriore tentativo di regolamentare e legiferare in merito al risarcimento del danno prodotto dalla condotta professionale dei medici, è che si tratti dell’ennesimo buco nell’acqua perché anche in questa circostanza il legislatore non ha voluto confrontarsi fino in fondo con chi vive nella quotidianità la “trincea dei Tribunali” italiani che è tutta un’altra storia.

Avv. Francesco Lauri
Presidente Osservatorio Sanità

 

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=32090

Intervento chirurgico necessario non esclude la violazione del diritto al consenso informato

Sentenze e casi di Malasanità
Il caso

Una paziente si era sottoposta ad un intervento chirurgico per l’asportazione di una cisti ovarica. Durante l’esecuzione dell’operazione veniva rilevata, sulla base di un esame istologico, la presenza di un adenocarcinoma; circostanza, questa, che aveva indotto il chirurgo ad eseguire una “laparotomia, una isterectomia totale, una annessiectomia bilaterale, una appendicectomia ed omentectomia”.

In sostanza, un intervento radicalmente diverso da quello programmato presso la struttura sanitaria e per il quale era stato prestato il relativo consenso.

Successivamente, la donna si era recata in Francia presso altro nosocomio dove le veniva posta la diversa diagnosi di tumore benigno. Di qui la richiesta risarcitoria avanzata nei confronti della struttura ospedaliera, dell’equipe chirurgica, nonché degli altri sanitari che avevano eseguito gli esami istologici per i gravissimi danni a suo dire sofferti per i suddetti interventi demolitori, non assentiti.

Il Tribunale adito, in aderenza alle risultanze peritali, rigettava la domanda escludendo sia profili di responsabilità professionale dei vari convenuti che l’asserita violazione dell’obbligo del consenso informato.

La consulenza tecnica d’ufficio aveva, infatti, accertato che anche il nosocomio d’oltralpe aveva, in realtà, diagnosticato un tumore maligno, sebbene di natura diversa; patologia, questa, che avrebbe comunque giustificato l’estensione dell’intervento come sopra concretizzata.

La sentenza di rigetto veniva confermata in sede di gravame, ivi assumendosi ad esimente di responsabilità il carattere dovuto e risolutivo, per la salute dell’attrice, degli ulteriori interventi eseguiti.

Gli orientamenti della Corte

Prima di procedere all’esame della sentenza annotata si rende opportuna una breve disamina sulle posizioni assunte dalla giurisprudenza in merito alle conseguenze derivanti dal deficit informativo nei confronti del paziente.

Secondo un primo orientamento, la violazione dell’obbligo informativo determinava la responsabilità del medico e/o della struttura sanitaria solo in caso di insuccesso terapeutico da cui l’aggravamento delle condizioni del paziente o l’insorgenza di nuove patologie (ex multis  Cass. n. 5444/2006; Cass. n. 14638/2004; Cass. n.9374/97).

L’oggetto del risarcimento, in tali casi, non era rappresentato dall’inadempimento in sé dell’obbligo di informazione quanto, piuttosto, dalla sola lesione dell’integrità psico-fisica del paziente, individuata quale danno conseguenza dell’omissione in parola.

Da qui l’ovvio corollario che, in mancanza di “un rapporto causale tra l’aggravamento delle condizioni del paziente o l’insorgenza di nuove patologie e l’intervento sanitario non poteva “darsi luogo ad alcun risarcimento del danno” (così Cass. n. 14638/04); non assumendo, pertanto, rilievo alcuno la correttezza o meno del trattamento non assentito (in tal senso Cass. n. 5444/06).

In particolare, l’antecedente causale del suddetto aggravamento, determinativo della responsabilità de qua, era semplicemente rappresentato dall’atto medico non assentito, a nulla rilevando l’eventuale imperizia, negligenza o imprudenza del sanitario.

Facendo applicazione di tali coordinate ermeneutiche si arrivava a ritenere – come d’altronde sostenuto dalla Corte di Appello nella sentenza riformata dalla pronuncia in commento  – che nei casi in cui l’atto medico non avesse determinato un peggioramento dello stato di salute del paziente non vi sarebbe stato alcun danno risarcibile.

I Giudici di legittimità, in seguito, rivedendo le proprie posizioni, sono giunti a ritenere che in presenza di un atto terapeutico necessario e correttamente eseguito in base alle leges artis, dal quale siano tuttavia derivate delle conseguenze dannose per la salute del paziente, il medico – che non ha assolto al proprio obbligo informativo – potrà essere chiamato a rispondere per i suddetti danni solo se il paziente dimostri, anche in via presuntiva, che avrebbe rifiutato l’intervento ove compiutamente informato (in tal senso Cass. 2847/10; Cass. 72371/11; Cass. 20984/12).

Ulteriore declinazione del suddetto principio è rappresentata dalla risarcibilità del danno derivato dalla sola violazione del diritto all’autodeterminazione, anche in assenza di lesioni alla salute (Cass. 2847/10; Cass. 11950/13).

La decisione della Corte

La pronuncia in commento, in riforma della sentenza impugnata, ribadisce – con ampi richiami alla primigenia sentenza n. 2847/10 – l’orientamento da ultimo espresso dai Giudici di Piazza Cavour, così riconoscendo il danno risarcibile anche in caso di intervento correttamente eseguito che abbia determinato la guarigione del paziente.

Il tutto previa disamina – con evocazione di un “danno-evento” che, a partire dalle ormai note sentenze “gemelle” (Cass. nn. 8827 e 8828 del 2003), sembrava definitivamente abbandonato – della struttura dell’illecito omissivo in parola e conseguente enucleazione dei vari danni ad esso correlati.

Secondo la Corte, l’informazione sull’atto medico da eseguire avrebbe posto la paziente nella condizione di poter decidere se assentire o meno all’intervento.

Tra i contenuti possibili di tale potere vi può essere sia la scelta di rimanere nelle condizioni che, ritenute pregiudizievoli dal medico, imporrebbero l’intervento (se del caso anche usque ad vitae supremum exitum); sia quella di determinarsi successivamente e sia, soprattutto, quella di rivolgersi altrove, cioè ad altro medico o ad altra struttura sanitaria.

La preclusione in ordine alla scelta delle suddette opzioni integra il danno conseguenza, poiché si “concreta nella privazione della libertà del paziente di autodeterminarsi circa la sua persona fisica”.

Ulteriori danni sono, poi, rappresentati dalla sofferenza e dalla contrazione della libertà di disporre di se stesso, psichicamente e fisicamente, patite dal paziente in ragione dell’eseguito intervento e nella relativa convalescenza; nonché dal conseguente pregiudizio subito per effetto dell’attività chirurgica demolitoria che abbia eliminato, sebbene a fini terapeutici, parti del corpo e le correlate funzionalità organiche.

Non solo.

Sempre secondo gli Ermellini, la paziente avrebbe potuto rivolgersi altrove “qualora si rilevi che sarebbe stata possibile in relazione alla patologia l’esecuzione di altro intervento vuoi meno demolitorio vuoi anche solo determinativo di minore sofferenza”, in ciò concretizzandosi un danno conseguenza sotto il profilo della lesione alla salute.

Sostanzialmente, il beneficio tratto dall’esecuzione dell’intervento – anche se fosse stato l’unico possibile, oltre che risolutivo della patologia diagnosticata – non potrebbe mai compensare la perdita della possibilità di eseguirne uno meno demolitorio e/o uno meno gravido di sofferenze.

Sulla scia di tale assunto la Corte ha, pertanto, individuato l’erroneità della sentenza impugnata nell’asserita utilità dell’operazione eseguita, ivi assurta a scriminante capace di elidere la lesione del diritto al consenso informato.

Né varrebbe invocare, in contrario, una presunta prevalenza del bene “vita” o del bene “salute” ove comparato ad altri interessi, giacché tale valutazione avrebbe rilievo solo in presenza di interessi confliggenti facenti capo a soggetti diversi.

La prospettazione della Corte territoriale non potrebbe, d’altronde, apparire corretta neppure ove ritenuta espressiva del principio della c.d compensatio lucri cum damno(applicabile, come noto, quando sia il pregiudizio che l’incremento rinvengano la propria genesi nel medesimo fatto illecito), stante la diversità dei beni tutelati (libertà di autodeterminazione in riferimento al consenso informato e salute in relazione all’esecuzione dell’attività medica).

Se i beni tutelati sono differenti – chiarisce la Corte – la compensazione non potrà operare e l’esito favorevole sulla salute verrà in rilievo ai soli fini del quantumrisarcitorio eventualmente dovuto a seguito della lesione del diritto al consenso informato.

Situazione, evidentemente, diversa laddove l’intervento non sia stato risolutivo o sia stato in parte inutilmente demolitorio o addirittura dannoso ed inutile. In questi casi, essendo leso anche il diritto alla salute del paziente, l’omissione informativa verrà a configurarsi quale ulteriore danno conseguenza e la stima non potrà che essere diversa.

(Altalex, 23 settembre 2015. Nota di Gianfranco Apollonio)

http://www.altalex.com/documents/news/2015/09/09/violazione-diritto-consenso-informato

Convegno sulla responsabilità medica: onere della prova dopo la legge Balduzzi

In un momento assai delicato in cui si minaccia la «spending review» sugli eccessi nella sanità italiana, riguardo le prescrizioni e prestazioni più generiche (che presto saranno limitate in una «black list») a pagamento, è stato inaugurato giovedì 24 settembre presso la sala convegni dell’Hn hotel in via dei Gracchi a Roma, il convegno dal titolo «Responsabilità del medico, risultati, fallimenti e prospettive». Sul banco dei relatori, hanno esposto le loro tesi in materia l’Avv. Francesco Lauri, Presidente dell’Osservatorio Sanità e organizzatore dell’evento che punta a tirare le somme su quanto successo in tema di responsabilità professionale. «Negli ultimi quindici anni la visione su questa materia è stata puramente contrattualistica» dichiara Lauri a proposito del rapporto tra medico e paziente e cita il Dr. Patrizio Gattari, Magistrato del Tribunale di Milano, estensore e autore di una sentenza in cui si rimette in discussione la corretta applicazione della legge Balduzzi.

«La legge Balduzzi non è poi così ambigua» interviene Gattari, spiegando l’orientamento recente della Prima Sezione Civile del tribunale di Milano e incalza sull’efficienza del sistema di responsabilità sanitaria nel caso di corretta applicazione della legge. L’articolo 3 della legge Balduzzi viene interpretata come un segnale per aprire all’extra contrattualità, cosi da stabilire, in caso di controversia tra paziente e medico, cosa debbano provare entrambi, e si collega alla natura stessa della responsabilità del medico, tanto da aprire un acceso dibattito, in attesa della nuova legge sul rischio sanitario. Lo spiega il Dr. Marco Rossetti, Consigliere III Sez. Civile della Corte di Cassazione, che accenna ad una riforma medica della responsabilità.

Il presidente dell’Accademia della medicina legale Dr. Carmelo Galipò, resta fermo su tre punti da introdurre per eliminare i principali vulnus del contenzioso medico-legale tra medici, strutture e pazienti: «non è tanto il problema dell’onere della prova che in materia di responsabilità del medico la fornisce il consulente tecnico del Giudice adesso come in futuro, ma come risolvere il contenzioso una volta instauratosi senza tre regole fondamentali». «La prima è l’obbligo assicurativo ricadente anche sulle compagnie di assicurazioni, la seconda è la costituzione del fondo vittime di errori medici, infine la chiamata diretta dell’assicurazione come avviene in RCA». Conclude: «Ne potrei aggiungere un altro, ossia quello di eliminare la dicitura “grave” dall’articolo 64 cpc che responsabilizzerebbe ancor di più quei consulenti che fanno il “mestiere” di ctu senza cultura adeguata».

fonte: http://www.responsabilecivile.it/convegno-sulla-responsabilita-medica-onere-della-prova-dopo-la-legge-balduzzi/

Responsabilità del medico, risultati, fallimenti e prospettive.

In un momento assai delicato in cui si minaccia la «spending review» sugli eccessi nella sanità italiana, riguardo le prescrizioni e prestazioni più generiche (che presto saranno limitate in una «black list») a pagamento, è stato inaugurato giovedì 24 settembre presso la sala convegni dell’Hn hotel in via dei Gracchi a Roma, il convegno dal titolo «Responsabilità del medico, risultati, fallimenti e prospettive». Sul banco dei relatori, hanno esposto le loro tesi in materia l’Avv. Francesco Lauri, Presidente dell’Osservatorio Sanità e organizzatore dell’evento che punta a tirare le somme su quanto successo in tema di responsabilità professionale. «Negli ultimi quindici anni la visione su questa materia è stata puramente contrattualistica» dichiara Lauri a proposito del rapporto tra medico e paziente e cita il Dr. Patrizio Gattari, Magistrato del Tribunale di Milano, estensore e autore di una sentenza in cui si rimette in discussione la corretta applicazione della legge Balduzzi.

«La legge Balduzzi non è poi così ambigua» interviene Gattari, spiegando l’orientamento recente della Prima Sezione Civile del tribunale di Milano e incalza sull’efficienza del sistema di responsabilità sanitaria nel caso di corretta applicazione della legge. L’articolo 3 della legge Balduzzi viene interpretata come un segnale per aprire all’extra contrattualità, cosi da stabilire, in caso di controversia tra paziente e medico, cosa debbano provare entrambi, e si collega alla natura stessa della responsabilità del medico, tanto da aprire un acceso dibattito, in attesa della nuova legge sul rischio sanitario. Lo spiega il Dr. Marco Rossetti, Consigliere III Sez. Civile della Corte di Cassazione, che accenna ad una riforma medica della responsabilità.

Il presidente dell’Accademia della medicina legale Dr. Carmelo Galipò, resta fermo su tre punti da introdurre per eliminare i principali vulnus del contenzioso medico-legale tra medici, strutture e pazienti: «non è tanto il problema dell’onere della prova che in materia di responsabilità del medico la fornisce il consulente tecnico del Giudice adesso come in futuro, ma come risolvere il contenzioso una volta instauratosi senza tre regole fondamentali». «La prima è l’obbligo assicurativo ricadente anche sulle compagnie di assicurazioni, la seconda è la costituzione del fondo vittime di errori medici, infine la chiamata diretta dell’assicurazione come avviene in RCA». Conclude: «Ne potrei aggiungere un altro, ossia quello di eliminare la dicitura “grave” dall’articolo 64 cpc che responsabilizzerebbe ancor di più quei consulenti che fanno il “mestiere” di CTU senza cultura adeguata».

http://www.responsabilecivile.it/convegno-sulla-responsabilita-medica-onere-della-prova-dopo-la-legge-balduzzi/

 

Errori medici: I due pesi e due misure di una (certa) giustizia civile.

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciMi occupo di responsabilità medica da molti anni:  da Cosenza a Belluno, tutte le sentenze di condanna di medici e strutture sanitarie sono caratterizzate dalla liquidazione di modeste spese processuali.

Faccio un esempio: i genitori di un bimbo con gravissimi danni neuro-motori causati da ritardato taglio cesareo intraprendono un giudizio per ottenere giustizia. Dopo cinque anni, ottengono un risarcimento – che servirà a (tentare di) garantire una vita più autonoma al minore – di oltre un milione di euro. Al loro legale il Tribunale liquiderà poco più del 1%.

Personalmente, non mi stupisce: certo, mi aspetterei che dopo tanti anni di attività, il professionista venisse più gratificato in termini economici, ma poco male,  l’importante è che i danneggiati ottengano un equo ristoro del danno. Penso che la scelta di liquidare scarsi onorari sia dettata da politiche di risparmio pubblico, volte a limitare i “danni” erariali di una condanna pesante che coinvolga una struttura pubblica.

Ma che succede se a soccombere siano i genitori del minore invalido?

Alcuni giorni fa, un giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Monza,nel rigettare la domanda di due giovani la cui figlia avrebbe riportato gravissimi danni neurologici a seguito dell’errata duplice somministrazione del medesimo vaccino, li ha condannati al pagamento di spese processuali per oltre 60 mila euro.

Una sentenza “esemplare” giunta senza che venisse svolta alcun’attività istruttoria: il giudice, in assenza di “testimoni” (come se chi si presenta al cospetto di un medico per un vaccino, porta con se la clack) ha ritenuto di rigettare la domanda tout court, senza pensare di dover approfondire tramite CTU (consulenza tecnica d’ufficio) la possibile causalità tra la massiccia dose di vaccino e patologia.

Non solo due pesi e due misure ma un intento punitivo che cela, a mio modo di vedere, una precisa strategia: i Tribunali sono invasi da richieste di risarcimento per errori medici? Se perde l’ospedale, spese legali irrisorie. Se a soccombere è invece il cittadino,  va bastonato.

Punirne uno per educarne cento, così agli altri passerà la voglia di cercare la verità stante il rischio di perdere la casa.

Il provvedimento, peraltro eccepibile sotto il profilo giuridico/fattuale, verrà verosimilmente riformato in appello, ma con i tempi della giustizia italiana, il rischio che ai genitori della bimba invalida venga pignorata la casa, è assai probabile.

Scriveva Libero Bovio, “Un giudice senza umanità, è un giudice senza giustizia”. I giudizi temerari vanno puniti severamente; consentire che una famiglia già provata dalla vita finisca in mezzo ad una strada, indipendentemente dalla loro iniziativa carente sotto il profilo probatorio, travalica ogni senso di umanità e di giustizia.