Morire di infezioni ospedaliere nel terzo millennio

Le infezioni ospedaliere rappresentano un fenomeno ancora tristemente frequente – e sottovalutato dalla maggior parte dei nosocomi italiani – che provoca ogni anno nel nostro Paese almeno 7000 vittime.

Infezioni ospedaliere e condotta del personale sanitario

Quello che però fa imbestialire ancor più della negligente condotta del personale sanitario e parasanitario in materia di prevenzione e gestione delle infezioni ospedaliere, sono le improbabili linee di difesa tenute da certi Ospedali che obbligano i nostri Tribunali ad istruire processi inutili e costosi.

Penso a quanto accaduto di recente in un giudizio promosso nei confronti del San Camillo Forlanini di Roma, dove il consulente tecnico nominato dal Tribunale, non ha potuto far altro che confermare che la morte di un signora sessantenne andasse attribuita, in termini inequivocabili, a ben cinque infezioni ospedaliere

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Caccia alle streghe

Leggo sempre con molta cautela le notizie allarmanti (o allarmistiche) come quella, che ha occupato le prime pagine dei quotidiani negli ultimi giorni, riguardante la morte di undici anziani verosimilmente provocata dai vaccini antinfluenzali.

Penso sia buona regola – per i casi cosiddetti di malasanità in genere, e nello specifico per i “danni da vaccino” – accertare un insieme di fattori  ambientali e patogeni, prima di trarre delle conclusioni così tranchant, di cui il già traballante Sistema Sanitario Nazionale proprio non ha bisogno. Con questo non voglio escludere a priori una possibile relazione tra l’assunzione di un farmaco e gli eventuali effetti collaterali, ma ritengo rappresenti un modo migliore di fare comunicazione, informare i cittadini circa le condizioni generali di salute in cui versavano i pazienti, su cui magari il vaccino non ha sortito alcun effetto curativo.

Avv. Francesco Lauri

Medico scagionato, l’ospedale non era idoneo.

Se una struttura ospedaliera è carente nei mezzi e mal distribuita il medico non risponde per la morte del paziente anche ove vi fossero potenziali “pecche” nel suo comportamento.

Il problema è annoso: nella stragrande maggioranza dei casi l’errore umano rappresenta solo la punta dell’iceberg di un più complesso problema sistemico. Serve un sistema no-blame adottato da molti Paesi europei, Danimarca in testa, in cui è la struttura a dover manlevare il medico, e non viceversa come drammaticamente sta accadendo in Italia dove, essendo la maggior parte delle strutture sanitarie prive di copertura assicurativa, i cittadini preferiscono denunciare il medico, obbligato per legge a stipulare polizze “folli” con compagnie sempre più scafate.

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Medico scagionato per la morte di un paziente

Se una struttura ospedaliera è carente nei mezzi e mal distribuita il medico non risponde per la morte del paziente anche ove vi fossero potenziali “pecche” nel suo comportamento.

Una sentenza in linea con la filosofia di Osservatorio Sanità, secondo cui l’errore è quasi sempre di sistema.

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Infezioni ospedaliere

La Sig.ra A. S. si ricoverava per sottoporsi ad intervento di sostituzione valvola mitralica. Nel corso del ricovero contrae molteplici infezioni di natura ospedaliera (Klebsiella Pneumoniae, staphylococcus, escherichia coli…). A nulla è valsa la terapia antibiotica somministratale con grave ritardo, ed infatti, la paziente decedeva dopo un mese di ricovero. Ai familiari è stato riconosciuto un risarcimento in linea con le tabelle per la liquidazione del danno adottate dal Tribunale.

Dimissione impropria

R.F., portatrice di handicap, veniva ricoverata in un ospedale romano con dolori al petto e una tosse insistente. Nonostante le analisi riportassero valori alterati e avesse febbre alta, la paziente veniva dimessa con semplice prescrizione di terapia domiciliare. Morirà poche ore dopo, e l’autopsia evidenzierà la presenza di una broncopolmonite.

Eccessivo ed inadeguato trattamento terapeutico

La Sig.ra F.P. subiva dei cicli di radioterapia non necessari ed in dosaggi eccessivi, che mandavano in necrosi i tessuti addominali, rendendo la paziente portatrice di stomia a vita. Le è stato riconosciuto un risarcimento in linea con le tabelle per la liquidazione del danno adottate dal Tribunale.

Errato intervento chirurgico

Il cliente P.M. si ricoverava per un intervento programmato di ernia inguinale, nel corso del quale veniva perforato il sigma. Nonostante i forti dolori ed altri sintomi preoccupanti, il paziente non veniva ricondotto in sala operatoria per un intervento riparatore. P.M. decedeva pochi giorni dopo. Ai familiari è stato riconosciuto un risarcimento in linea con le tabelle per la liquidazione del danno adottate dal Tribunale.

Diagnosi di tumore tardiva

La paziente P.L. nel 2008 veniva sottoposta ad una ecografia polmonare che non riportava la presenza di una massa tumorale di circa 2 centimetri invece evidente. Recatasi a controllo ecografico dopo due anni, la massa era cresciuta di oltre 6 centimetri, riducendo drasticamente le chances di sopravvivenza, ed infatti, la povera P.L. decedeva, infatti, dopo circa due anni. I fratelli hanno ottenuto un risarcimento in linea con le tabelle per la liquidazione del danno adottate dal Tribunale.