Cos’è il danno da morte?

La perdita del diritto alla vita (danno tanatologico), causata da un evento lesivo, determina la nascita del diritto al risarcimento a favore degli eredi, da far valere nei confronti del responsabile dell’evento dannoso.

I prossimi congiunti, potranno agire sotto un duplice aspetto: in proprio, per il risarcimento dei danni alla salute psico-fisica da questi subiti in quanto persone “vicine” alla vittima; ed in qualità di eredi, per il risarcimento del “danno alla salute” subito dal defunto.

Come precisato dalla Corte di Cassazione, mentre la lesione della salute psico-fisica subita dal defunto è ritenuta risarcibile ai suoi eredi, non così per la privazione della vita la cui risarcibilità non è ritenuta trasmissibile:“ Il danno alla salute presuppone pur sempre un soggetto in vita …”.

Pertanto, affinché sia trasmesso in capo agli eredi il diritto al risarcimento del danno da morte, deve intercorrere un “apprezzabile lasso di tempo” tra l’evento lesivo e la morte. In caso di morte immediata, questo diritto per i congiunti è escluso; sussiste invece, nell’ipotesi di sopravvivenza anche per un breve lasso di tempo.

Una volta accertata la sussistenza dell’“apprezzabile lasso di tempo”, il giudice procederà a liquidare il danno in via equitativa, ovvero servendosi dei parametri di valore offerti dalle apposite tabelle.

Calcolo del danno da morte