Articoli in: Rassegna stampa

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Il DDL sulla responsabilità professionale medica va modificato

Francesco Lauri: “I politici sono lontani dalla realtà dei fatti, la trincea dei Tribunali è un’altra storia”

Tutela vittime casi di malasanità - Associazione Osservatorio SanitàNelle ultime settimana si sta discutendo molto sul tema della responsabilità professionale dei medici, è infatti in discussione un Disegno di Legge molto controverso. Il documento, dal titolo “Disegno di Legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario”, è stato esaminato anche dall’Osservatorio Sanità, associazione che tutela cittadini e medici, che ha messo a disposizione la sua esperienza sul campo e ha tratto conclusioni non proprio tranquillizzanti.

Secondo l’Associazione il testo del nuovo DDL, così come è impostato, fornisce giustamente al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore. Ma per il cittadino danneggiato, la situazione è molto diversa. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad esempio nel comparto della responsabilità civile per il settore auto) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato – estranee ai processi.

“I politici sono lontani dalla realtà dei fatti e la trincea dei Tribunali è un’altra storia – commenta Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità – perché quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del DDL in questione. Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio. Il processo va avanti,il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere. Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzione\ pignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”.

Di recente l’associazione ha chiamato a raccolta i massimi esperti in materia in un convegno dal titolo “La Responsabilità Medica: i risultati, fallimenti e prospettive” proprio per fare il punto sullo stato dell’arte ed interrogarsi su quali siano le esigenze reali per migliorare il sistema della responsabilità medica alla luce dei contenuti del Testo del nuovo DDL in materia di responsabilità professionale del personale sanitario. E’ emersa unanimemente la necessità di importanti e sostanziali interventi, per evitare che ci si trovi di fronte all’ennesimo tentativo di cambiamento inefficace perché troppo poco aderente alla realtà che si riscontra quotidianamente negli iter processuali sul risarcimento del danno.

Uno dei fattori più negativi per il sistema del risarcimento per errore medico, sempre secondo Osservatorio Sanità, va ravvisato soprattutto nella fuga delle grandi compagnie assicurative, spesso scoraggiate dai parametri fuori dagli standard europei per il risarcimento del danno morale, dagli automatismi risarcitori operati dai Tribunali che fanno volare alle stelle le cifre da risarcire nel caso di nuclei familiari molto estesi e dai tempi di prescrizione decennali.

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti estranei al nucleo familiare ed il congiunto defunto, per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi compagnie di assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità. Sarà così certo che i cittadini percepiranno l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribasso”.

Da scongiurare invece sarebbe l’attuazione della norma del DDL che prevede la pratica dell’autoassicurazione delle strutture sanitarie in alternativa alla assicurazione classica perché, salvo limitatissimi casi legati a Regioni virtuose, nella pratica sembra non funzionare affatto.

http://www.ilfonendoscopio.it/index.php/Professione-Medicina/Osservatorio-Sanita-Il-DDL-sulla-responsabilita-professionale-medica-va-modificato

Decreto Lorenzin: obiettivi, rilievi e proposte

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciI fini del provvedimento in cantiere, le tesi e gli interrogativi dell’Osservatorio Sanità

Il ministro Beatrice Lorenzin non intende tornare indietro. Troppi esami inutili e troppi sprechi nella sanità italiana. Ma i possibili tagli alle prestazioni previsti dal decreto in cantiere sull’appropriatezza del ministero della Salute hanno già messo sul piede di guerra i medici, preoccupato i cittadini e allarmato le regioni che hanno giudicato insufficiente il miliardo in più per il Fondo sanitario previsto per il 2016 e annunciato da Renzi.

GLI OBIETTIVI DEL GOVERNO

Secondo il governo sarebbero 208 gli esami clinici che gravano inutilmente da anni sul sistema sanitario nazionale. Si tratta in particolar modo di risonanze magnetiche ed esami di laboratorio il cui ammontare è stimato tra i 10 e i 13 miliardi all’anno. Per questo il ministero della Salute ha deciso di vigilare sull’appropriatezza delle prescrizione diagnostiche ad opera dei medici, prevedendo sanzioni per chi prescrive esami non necessari.

LE PAROLE DI LORENZIN

Il ministro della Salute ha tenuto a precisare la natura del provvedimento: “Il decreto vuole dare una lista ai medici delle best practice da compiere sulle prestazioni. Tutte possono essere prescritte si chiede solo al medico di agire bene”, ha detto il ministro in un videoforum in diretta con i lettori a RepubblicaTv.

LA MEDICINA DIFENSIVA

L’abuso dai parte dei medici va inquadrato nell’ambito della cosiddetta “medicina difensiva”: “Nel timore di dover essere portati in tribunale per pratiche considerate scorrette i sanitari, in pratica, prescrivono più medicine e analisi di quelle di cui un paziente avrebbe bisogno, consigliano inutili o addirittura dannose per lo stesso motivo e talvolta rifiutano le cure se un paziente è considerato “a rischio di lite”, si legge in un dossier di Ania, l’associazione nazionale fra le imprese assicuratrici

PROPOSTE E CRITICHE DI OSSERVATORIO SANITÀ

Ma su chi peserà il provvedimento del governo? Secondo l’Associazione Osservatorio Sanità il testo del nuovo DDL, così com’è impostato, “fornisce al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore”.

E per il cittadino danneggiato? “La situazione è molto diversa – osserva l’associazione -. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad esempio nel comparto RC AUTO) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato -estranee ai processi”.

COSA POTREBBE ACCADERE

“Quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del DDL in questione”, ha osservato Francesco Lauri, presidente di Osservatorio Sanità“Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio. Il processo va avanti, il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere. Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzione\ pignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”, ha spiegato Lauri.

COSA FARE?

Ecco alcune proposte di Osservatorio Sanità per fare in modo che i cittadini percepiscano l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribasso:

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti – estranei al nucleo familiare – ed il congiunto defunto per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi Compagnie di Assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità”.

NO ALL’AUTOASSICURAZIONE

Secondo Osservatorio Sanità sarebbe invece da scongiurare l’attuazione della norma del DDL che prevede la pratica dell’autoassicurazione delle strutture sanitarie in alternativa alla assicurazione classica perché, “salvo limitatissimi casi legati a Regioni virtuose, nella pratica sembra non funzionare affatto”.

 

http://www.formiche.net/2015/10/14/sanita-proposte-critiche-osservatorio-sanita-al-decreto-lorenzin/

Polizze per i medici, ecco perché le assicurazioni fuggono

 

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciOsservatorio Sanità entra nel dibattito sul “Disegno di Legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario” portando la propria esperienza formatasi sul campo in oltre dieci anni di contenziosi in tutti i Tribunali d’Italia, a difesa tanto dei cittadini danneggiati da errate prestazioni sanitarie, quanto dei medici ingiustamente accusati di malpractice.

Secondo l’Associazione il testo del nuovo disegno di legge, così com’è impostato, fornisce giustamente al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore.

Ma per il cittadino danneggiato, la situazione è molto diversa. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad es. nel comparto Rc auto) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato -estranee ai processi.

“I politici sono lontani dalla realtà dei fatti e la trincea dei Tribunali è un’altra storia commenta Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità - perché quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del Ddl in questione. Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio.

Il processo va avanti, il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere.Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzionepignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”.

Uno dei fattori più negativi per il sistema del risarcimento per errore medico secondo Osservatorio Sanità va ravvisato soprattutto nella fuga delle grandi Compagnie Assicurative, spesso scoraggiate dai parametri fuori dagli standard europei per il risarcimento del danno morale, dagli automatismi risarcitori operati dai Tribunali che fanno volare alle stelle le cifre da risarcire nel caso di nuclei familiari molto estesi e dai tempi di prescrizione decennali.

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti – estranei al nucleo familiare – ed il congiunto defunto per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi Compagnie di Assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità. Sarà così certo che i cittadini percepiranno l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribassso.

 http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/polizze_per_i_medici_ecco_perch_amp_eacute_le_assicurazioni_fuggono/1618697.shtml

Il Ddl sulla Responsabilità professionale e il rischio di un ennesimo buco nell’acqua

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciSe da un lato gli emendamenti del relatore On. Federico Gelli al DDL sulla responsabilità professionale dell’attività medica contengono spunti di sicuro interesse, come ad esempio un miglior  inquadramento delle linee guida -  cui il legislatore ha finora solo genericamente rimandato – l’articolo 4, relativo alla conciliazione obbligatoria, contiene tali incongruenze con la realtà dei fatti da renderlo sostanzialmente improponibile.

Cercherò di fare chiarezza: com’è noto la responsabilità professionale medica rientra tra le materie per cui è previsto, obbligatoriamente, un preventivo tentativo di mediazione. Tutti quelli che si occupano quotidianamente nei Tribunali di responsabilità medica sanno che, purtroppo, la mediazione è stato il più grande flop tra tutti gli strumenti di ADR mai ipotizzati e previsti nel nostro sistema giuridico. In tale ottica è possibile leggere l’intenzione del relatore Gelli di sostituire  la media conciliazione con il più articolato Istituto della consulenza preventiva ai fini conciliativi introdotta nel nostro ordinamento dall’articolo 696 bis.

L’Istituto di per se rappresenterebbe l’uovo di Colombo per deflazionare l’enorme mole di contenzioso in materia di med mal: un cittadino si rivolge al tribunale  perché nomini un CTU che accerti il nesso di casualità, valuti il danno ed esperisca un tentativo di conciliazione. Un procedimento di straordinaria efficacia teorica, che nella pratica però si è rivelato del tutto inefficace.

Infatti, in assenza di una legge che istituisca l’obbligatorietà della copertura assicurativa per tutte le strutture sanitarie italiane ed elimini qualsiasi rimando all’autoassicurazione (virtuosismo pseudogiuridico per indicare un istituto giuridicamente inesistente che nella pratica si traduce normalmente in un inadempimento legalizzato,  giacche quasi tutte le strutture prive di copertura assicurativa, da Roma in giù, sono indigenti ed incapaci di far fronte con propri capitali ai risarcimenti), la conciliazione prevista dall’art 696 bis cpc non potrà mai funzionare, giacché ogni tentativo di mettere d’accordo le parti resterà lettera morta proprio per l’assenza di fondi nelle casse delle aziende ospedaliere o delle ASL.

Come rendere efficace allora il procedimento di cui al 696 bis? La soluzione potrebbe essere racchiusa in 5 passaggi:

1) istituire il principio della copertura assicurativa obbligatoria per Aziende Sanitarie e Case di cura con esplicita esclusione per  gli altri sistemi auto gestionali;

2) abolire la mediazione in materia di responsabilità professionale medica;

3) disporre l’obbligatorietà preventiva del ricorso ex articolo 696 bis per tutti i contenziosi in materia di responsabilità medica;

4) prevedere sanzioni obbligatorie ex articolo 96 bis cpc in tutti i casi in cui una parte non aderisca alla proposta conciliativa formulata dal CTU o dal giudice;

Si tratta di accorgimenti che per esperienza personale potrebbero portare ad un consistente deflazionamento del contenzioso. Ci si chiederà ora “qual è il quinto passaggio? E’ certamente quello più delicato e che necessariamente deve prevenire tutti gli altri: la riduzione dei parametri risarcitori, con particolare riferimento al danno morale da morte del congiunto che in Italia è del tutto sproporzionato rispetto agli standard europei e determina attualmente la fuga delle grandi Compagnie di Assicurazione.

Per concludere, il timore che da più parti si riscontra rispetto a questo ulteriore tentativo di regolamentare e legiferare in merito al risarcimento del danno prodotto dalla condotta professionale dei medici, è che si tratti dell’ennesimo buco nell’acqua perché anche in questa circostanza il legislatore non ha voluto confrontarsi fino in fondo con chi vive nella quotidianità la “trincea dei Tribunali” italiani che è tutta un’altra storia.

Avv. Francesco Lauri
Presidente Osservatorio Sanità

 

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=32090

Convegno sulla responsabilità medica: onere della prova dopo la legge Balduzzi

In un momento assai delicato in cui si minaccia la «spending review» sugli eccessi nella sanità italiana, riguardo le prescrizioni e prestazioni più generiche (che presto saranno limitate in una «black list») a pagamento, è stato inaugurato giovedì 24 settembre presso la sala convegni dell’Hn hotel in via dei Gracchi a Roma, il convegno dal titolo «Responsabilità del medico, risultati, fallimenti e prospettive». Sul banco dei relatori, hanno esposto le loro tesi in materia l’Avv. Francesco Lauri, Presidente dell’Osservatorio Sanità e organizzatore dell’evento che punta a tirare le somme su quanto successo in tema di responsabilità professionale. «Negli ultimi quindici anni la visione su questa materia è stata puramente contrattualistica» dichiara Lauri a proposito del rapporto tra medico e paziente e cita il Dr. Patrizio Gattari, Magistrato del Tribunale di Milano, estensore e autore di una sentenza in cui si rimette in discussione la corretta applicazione della legge Balduzzi.

«La legge Balduzzi non è poi così ambigua» interviene Gattari, spiegando l’orientamento recente della Prima Sezione Civile del tribunale di Milano e incalza sull’efficienza del sistema di responsabilità sanitaria nel caso di corretta applicazione della legge. L’articolo 3 della legge Balduzzi viene interpretata come un segnale per aprire all’extra contrattualità, cosi da stabilire, in caso di controversia tra paziente e medico, cosa debbano provare entrambi, e si collega alla natura stessa della responsabilità del medico, tanto da aprire un acceso dibattito, in attesa della nuova legge sul rischio sanitario. Lo spiega il Dr. Marco Rossetti, Consigliere III Sez. Civile della Corte di Cassazione, che accenna ad una riforma medica della responsabilità.

Il presidente dell’Accademia della medicina legale Dr. Carmelo Galipò, resta fermo su tre punti da introdurre per eliminare i principali vulnus del contenzioso medico-legale tra medici, strutture e pazienti: «non è tanto il problema dell’onere della prova che in materia di responsabilità del medico la fornisce il consulente tecnico del Giudice adesso come in futuro, ma come risolvere il contenzioso una volta instauratosi senza tre regole fondamentali». «La prima è l’obbligo assicurativo ricadente anche sulle compagnie di assicurazioni, la seconda è la costituzione del fondo vittime di errori medici, infine la chiamata diretta dell’assicurazione come avviene in RCA». Conclude: «Ne potrei aggiungere un altro, ossia quello di eliminare la dicitura “grave” dall’articolo 64 cpc che responsabilizzerebbe ancor di più quei consulenti che fanno il “mestiere” di ctu senza cultura adeguata».

fonte: http://www.responsabilecivile.it/convegno-sulla-responsabilita-medica-onere-della-prova-dopo-la-legge-balduzzi/

Responsabilità del medico, risultati, fallimenti e prospettive.

In un momento assai delicato in cui si minaccia la «spending review» sugli eccessi nella sanità italiana, riguardo le prescrizioni e prestazioni più generiche (che presto saranno limitate in una «black list») a pagamento, è stato inaugurato giovedì 24 settembre presso la sala convegni dell’Hn hotel in via dei Gracchi a Roma, il convegno dal titolo «Responsabilità del medico, risultati, fallimenti e prospettive». Sul banco dei relatori, hanno esposto le loro tesi in materia l’Avv. Francesco Lauri, Presidente dell’Osservatorio Sanità e organizzatore dell’evento che punta a tirare le somme su quanto successo in tema di responsabilità professionale. «Negli ultimi quindici anni la visione su questa materia è stata puramente contrattualistica» dichiara Lauri a proposito del rapporto tra medico e paziente e cita il Dr. Patrizio Gattari, Magistrato del Tribunale di Milano, estensore e autore di una sentenza in cui si rimette in discussione la corretta applicazione della legge Balduzzi.

«La legge Balduzzi non è poi così ambigua» interviene Gattari, spiegando l’orientamento recente della Prima Sezione Civile del tribunale di Milano e incalza sull’efficienza del sistema di responsabilità sanitaria nel caso di corretta applicazione della legge. L’articolo 3 della legge Balduzzi viene interpretata come un segnale per aprire all’extra contrattualità, cosi da stabilire, in caso di controversia tra paziente e medico, cosa debbano provare entrambi, e si collega alla natura stessa della responsabilità del medico, tanto da aprire un acceso dibattito, in attesa della nuova legge sul rischio sanitario. Lo spiega il Dr. Marco Rossetti, Consigliere III Sez. Civile della Corte di Cassazione, che accenna ad una riforma medica della responsabilità.

Il presidente dell’Accademia della medicina legale Dr. Carmelo Galipò, resta fermo su tre punti da introdurre per eliminare i principali vulnus del contenzioso medico-legale tra medici, strutture e pazienti: «non è tanto il problema dell’onere della prova che in materia di responsabilità del medico la fornisce il consulente tecnico del Giudice adesso come in futuro, ma come risolvere il contenzioso una volta instauratosi senza tre regole fondamentali». «La prima è l’obbligo assicurativo ricadente anche sulle compagnie di assicurazioni, la seconda è la costituzione del fondo vittime di errori medici, infine la chiamata diretta dell’assicurazione come avviene in RCA». Conclude: «Ne potrei aggiungere un altro, ossia quello di eliminare la dicitura “grave” dall’articolo 64 cpc che responsabilizzerebbe ancor di più quei consulenti che fanno il “mestiere” di CTU senza cultura adeguata».

http://www.responsabilecivile.it/convegno-sulla-responsabilita-medica-onere-della-prova-dopo-la-legge-balduzzi/

 

Errori medici: I due pesi e due misure di una (certa) giustizia civile.

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciMi occupo di responsabilità medica da molti anni:  da Cosenza a Belluno, tutte le sentenze di condanna di medici e strutture sanitarie sono caratterizzate dalla liquidazione di modeste spese processuali.

Faccio un esempio: i genitori di un bimbo con gravissimi danni neuro-motori causati da ritardato taglio cesareo intraprendono un giudizio per ottenere giustizia. Dopo cinque anni, ottengono un risarcimento – che servirà a (tentare di) garantire una vita più autonoma al minore – di oltre un milione di euro. Al loro legale il Tribunale liquiderà poco più del 1%.

Personalmente, non mi stupisce: certo, mi aspetterei che dopo tanti anni di attività, il professionista venisse più gratificato in termini economici, ma poco male,  l’importante è che i danneggiati ottengano un equo ristoro del danno. Penso che la scelta di liquidare scarsi onorari sia dettata da politiche di risparmio pubblico, volte a limitare i “danni” erariali di una condanna pesante che coinvolga una struttura pubblica.

Ma che succede se a soccombere siano i genitori del minore invalido?

Alcuni giorni fa, un giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Monza,nel rigettare la domanda di due giovani la cui figlia avrebbe riportato gravissimi danni neurologici a seguito dell’errata duplice somministrazione del medesimo vaccino, li ha condannati al pagamento di spese processuali per oltre 60 mila euro.

Una sentenza “esemplare” giunta senza che venisse svolta alcun’attività istruttoria: il giudice, in assenza di “testimoni” (come se chi si presenta al cospetto di un medico per un vaccino, porta con se la clack) ha ritenuto di rigettare la domanda tout court, senza pensare di dover approfondire tramite CTU (consulenza tecnica d’ufficio) la possibile causalità tra la massiccia dose di vaccino e patologia.

Non solo due pesi e due misure ma un intento punitivo che cela, a mio modo di vedere, una precisa strategia: i Tribunali sono invasi da richieste di risarcimento per errori medici? Se perde l’ospedale, spese legali irrisorie. Se a soccombere è invece il cittadino,  va bastonato.

Punirne uno per educarne cento, così agli altri passerà la voglia di cercare la verità stante il rischio di perdere la casa.

Il provvedimento, peraltro eccepibile sotto il profilo giuridico/fattuale, verrà verosimilmente riformato in appello, ma con i tempi della giustizia italiana, il rischio che ai genitori della bimba invalida venga pignorata la casa, è assai probabile.

Scriveva Libero Bovio, “Un giudice senza umanità, è un giudice senza giustizia”. I giudizi temerari vanno puniti severamente; consentire che una famiglia già provata dalla vita finisca in mezzo ad una strada, indipendentemente dalla loro iniziativa carente sotto il profilo probatorio, travalica ogni senso di umanità e di giustizia.

Caso Olivotto: il ragazzo ucciso dal bicarbonato.

Caso Olivotto: il ragazzo ucciso dal bicarbonato.

Richiesto il rinvio a giudizio per Tullio Simoncini ed un noto radiologo romano

Caso Olivotto, Procura della Repubblica del Tribunale di RomaDopo oltre due anni dalla tragica morte di Luca Olivotto, il ventisettenne catanese  deceduto in un ospedale di Tirana il 18.10.2012  in seguito ad un improbabile trattamento anticancro a base di bicarbonato, la Procura della Repubblica del Tribunale di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex medico Tullio Simoncini, inventore della “cura”, e di un noto medico romanoche avrebbe coadiuvato il Simoncini nella somministrazione per via arteriosa delle dosi massicce della sostanza che ha poi condotto alla morte del giovane.
L’udienza preliminare, fissata per stamane davanti al GIP del Tribunale Ordinario di Roma, Maddalena Cipriani, è stata rinviata al 19 marzo 2015 per l’intervenuta nomina di un avvocato di fiducia da parte del Simoncini, fino ad oggi “irreperibile”.
La Perizia medico legale della Procura non lascia adito a dubbi circa le cause della morte di Luca. Scrivono, infatti, i consulenti del PM: “le manifestazioni cliniche cui andò incontro il paziente Olivotto Luca Ernesto durante la degenza nella struttura “Universal Hospital Group” di Tirana sono riconducibili agli effetti sistemici prodottisi per effetto della somministrazione di bicarbonato di sodio, foriera di gravissima alcalosi metabolica ed infine dell’exitus”) .
Nonostante la radiazione dall’albo nel 2003 e una condanna per omicidio colposo e truffa nel 2006, Tullio Simocini continua a promuovere in giro per il mondo le sue teorie, intervenendo sui pazienti, come nel caso di Luca, mediante l’ausilio di professionisti, come Gandini,  regolarmente  iscritti presso l’Albo Nazionale dei Medici
E’ opportuno riassumere la cronologia dei fatti. Nel giugno 2012 a Luca viene diagnosticato un tumore al cervello. Disperata, la famiglia scopre, curiosando su internet, “il metodo Simoncini” secondo cui il cancro è un fungo e sarebbe curabile attraverso la somministrazione per via endovenosa di una soluzione di bicarbonato. Costo della terapia: ventimila euro, che l’ex medico vuole in contanti. Il 16 ottobre, Luca arriva in Albania e viene ricoverato presso l‘Universal Hospital Group di Tirana, una clinica modernissima, ma completamente sprovvista delle più elementari strutture di emergenza, come un’ambulanza.
Incassati i due terzi della somma pattuita con gli Olivotto, parte della quale sarebbe stata corrisposta all’altro indagato, inizia il trattamento. La terapia, però, viene subito interrotta: Luca si sente male e le sue condizioni precipitano nel giro di due giorni. Il 18 ottobre la situazione degenera rapidamente e, nel giro di poche ore, Luca si aggrava. Il trasferimento, su un mezzo di fortuna, in un ospedale vicino, non varrà a salvargli la vita: Luca morirà poco dopo l’arrivo al “Madre Teresa” tra lo strazio dei genitori e l’incredulità dei sanitari”

Cartelle Cliniche e condanne giudiziarie

La soccombenza del medico in sede civile è spesso determinata dalla cattiva compilazione delle cartelle cliniche.

Gentile Direttore,

intervengo spesso, nell’ambito di eventi organizzati da associazioni di categoria medica, sulla condotta da tenere per (tentare di) evitare denunce penali o citazioni in giudizi civili.

Inizio col dire sempre la stessa cosa: lo spauracchio penale è poca cosa rispetto a quello civile, giacchè, in termini statistici, il rischio di vedere il proprio patrimonio aggredito a seguito di una sentenza di condanna civile, è di gran lunga superiore rispetto alla remota possibilità di soccombere in sede penale.

Sono le stesse associazioni a “tutela” della classe medica ad urlare, nel corso di eventi per lo più autoreferziali, come “circa il 98% delle denunce penali si concluda con un assoluzione e/o proscioglimento”, tacendo invece sull’alta percentuale di condanne che definisce oltre il 60% delle citazioni in giudizio.

Dati ufficiali attendibili non ve ne sono, ma sulla base della mia esperienza mi sento di affermare che, stante la natura contrattuale della responsabilità medica che impone al medico/struttura l’onere di dimostrare di aver tenuto una condotta diligente, prudente e competente, la maggior parte delle cause vengono perse a causa della superficialità con cui, nel terzo millennio, vengono compilate le cartelle cliniche, soprattutto in certe regioni italiane.

Grafia indecifrabile, dati clinici mancanti, moduli di consensi informati lacunosi o assenti, hanno come diretta conseguenza la sconfitta processuale, seguita da azioni esecutive esperite, sempre più frequentemente, nei confronti del medico personalmente.

Infatti, l’ assenza di norme che prevedano l’obbligo di copertura assicurativa per le strutture sanitarie e/o la malleva del medico da parte delle stesse, unitamente al cronico stato di decozione in cui versa la maggior parte delle strutture pubbliche italiane, fa si che, sempre più frequentemente, il cittadino “danneggiato” se la prenda direttamente con l’operatore sanitario.

Allora, piuttosto che tirare fuori la solita solfa della medicina difensiva – a volte salvifica, più frequentemente nociva – sarebbe il caso che le associazioni di categoria cominciassero a spiegare ai propri iscritti come una cartella ben tenuta o un consenso informato correttamente raccolto, possano ridurre sensibilmente il rischio di contenzioso civile.

Ma è un argomento che, fa storcere la bocca alla platea. Molti medici ritengono secondario l’aspetto della compilazione del diario clinico, ed è comprensibile: chi trascorre dieci ore in sala operatoria non ha né le energie né la voglia di fare il burocrate.

Fatto sta che una cartella clinica compilata male fa perdere le cause. La soluzione? La materia è un letto di Procuste: è’ da oltre un ventennio che gli esperti di risk management si confrontano sulle possibili alternative che va dall’automatizzazione dei processi all’istituzione di una figura dedicata alla compilazione.

La vita quotidiana negli ospedali insegna che ogni soluzione studiata a tavolino si è rivelata fallimentare: Non resta, dunque, che utilizzare il buon senso e sensibilizzare la classe medica, soprattutto le nuove leve, sull’importanza apicale di un documento correttamente redatto.

Avv. Franceco Lauri

Presidente Osservatorio Sanità