12/9/2007
Intervista all'Avv. Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità


Avvocato Lauri, perché “Osservatorio Sanità”?

Mi occupo di casi di responsabilità medica da molti anni, ma l’episodio che ci ha indotto a creare  un Osservatorio sulla correttezza delle prestazioni sanitarie è stata la morte assurda del padre di mia moglie, avvenuta in una Clinica romana convenzionata, e provocata incredibilmente dalla somministrazione di un farmaco cui Claudio, mio suocero, era allergico. La cosa assurda è che l’allergia al farmaco era chiaramente e ripetutamente indicata nelle cartelle cliniche ed infermieristiche. Ciò nonostante il medico di guardia ne ha disposto la somministrazione e l’infermiere, senza effettuare alcun controllo, lo ha somministrato. Claudio è morto per la grave negligenza di ben due operatori sanitari.
Dinanzi ad un caso così scandaloso, assieme ad altri colleghi ed a medici legali e specialistici che da sempre hanno a cuore l’interesse dei malati, abbiamo deciso di creare un’ Associazione che tutelasse DAVVERO, e senza alcuna spesa iniziale a loro carico, i cittadini che hanno subito danni da errori medici. L’obiettivo è duplice: analizzare con estrema attenzione le prestazioni sanitarie che avrebbero determinato l’errore e, una volta accertato il nesso di causalità tra condotta del medico e danno, colpire con durezza il medico incapace.

Qual è la situazione attuale in Italia?

Sebbene sia impossibile in Italia calcolare quale sia il numero reale degli errori sanitari – basti pensare che l’errore medico non compare tra le cause di morte delle schede ICD (International Classification of Diseases) che ogni struttura sanitaria è tenuta a compilare – la stima si aggira intorno ai 320 mila cittadini che ogni anno rimangono uccisi o gravemente danneggiati da errori medici. Personalmente ritengo siano molti di più poiché, verosimilmente, quel numero si riferisce alle sole denunce penali. 
Il dato più inquietante è che nel terzo millennio, in Italia, ancora il 6% dei ricoverati muore o riporta gravi danni per una causa assurda: le infezioni ospedaliere. 
In un quadro così deprimente, appaiono risibili le affermazioni di quei paladini della classe medica che tendono a sminuire il problema sostenendo che appena 1/3 delle denunce – intorno alle 15 mila l’anno -  si concluderebbe con la condanna di un medico. Che significa? Di quali denunce si parla? Se anche fosse vero che i 2/3 dei medici vengono assolti in sede penale, le condanne civili sono in termini numerici molto, ma molto più elevate. 
Innanzitutto la “denuncia” è altra cosa rispetto alla “citazione in giudizio”: la prima si traduce in un’azione penale – spesso intrapresa d’ufficio dalla Procura della Repubblica – che può vedere o meno l’intervento di un avvocato, mentre la seconda deve essere proposta da un avvocato. Mi spiego meglio: se un paziente muore sotto i ferri la Procura è obbligata ad aprire un’inchiesta per accertare le cause del decesso. I famigliari del defunto possono partecipare all’eventuale processo costituendosi parte civile, ma questo non sempre avviene.
Il processo civile, invece, nasce per la volontà della parte che ritiene aver subito un danno - oppure dei famigliari di un paziente deceduto per probabile colpa dei medici – la quale presenterà al Giudice Istruttore un fascicolo, completo di relazioni mediche sul come, perché e quando è stato commesso l’errore medico, chiedendo un risarcimento.
L’avvocato scrupoloso, prima di affrontare un giudizio conferisce ai propri consulenti medici specialisti l’incarico di analizzare minuziosamente la documentazione sanitaria per verificare se - ed in che misura - vi sia stato errore medico.
Dopo una verifica così attenta, se emerge una condotta colposa, il margine di possibilità di ottenere un adeguato risarcimento è elevatissima.

Quindi, avvocato, è preferibile che chi ritenga di esser stato danneggiato da un medico agisca in sede civile piuttosto che penale?

L’azione civile consente un maggior controllo del processo. Ancor meglio sarebbe poter definire in via arbitrale-stragiudiziale il contenzioso con i medici e le strutture sanitarie. L’idea di istituire una Camera Arbitrale per il contenzioso sanitario, iniziativa caldeggiata da tutti, associazioni ed enti locali, dovrebbe divenire realtà al più presto.
In ogni caso, la cosa più importante è che, come dicevo, i professionisti chiamati ad assistere il cliente, svolgano una preventiva verifica sulle cause del danno patito. Vede, ci sono bravissimi medici che finiscono in Tribunale e medici che fanno un enormità di errori e non vi finiscono mai.

Perchè?

Chi subisce un danno tende a citare in giudizio il medico con cui ha avuto un pessimo rapporto personale. Il fatto di esser stati trascurati o trattati bruscamente porta a far ritenere che chi è maleducato ha anche sbagliato.
Qui subentra il ruolo di associazioni come Osservatorio Sanità che deve spiegare al cittadino che la maleducazione non è colpa professionale. Il medico sgarbato può essere semmai segnalato alla Direzione sanitaria di appartenenza, ma non esser citato in giudizio.
Una ricercatrice americana, Wendy Levison, ha registrato molte conversazioni tra medici (metà dei quali non avevano ricevuto alcuna citazione e gli altri almeno due) e i loro pazienti ed ha scoperto che i medici che non erano mai stati citati in giudizio dedicavano in media ad ogni paziente oltre tre minuti in più di quelli che erano stati citati. Non offrivano alcuna informazione in più rispetto ai loro colleghi “citati in giudizio”, erano solo più disponibili ad ascoltare.
Ecco, il professionista cui si presenta un cliente “arrabbiato” ha l’obbligo di valutare strettamente la rilevanza giuridica del fatto, di accertare il nesso di casualità tra l’azione del medico ed il danno subito e, se questo non emerge, dissuadere con vigore il cittadino dall’intraprendere un’azione giudiziaria.

Quindi, qual è la posizione di Osservatorio Sanità rispetto ad una denuncia di chi ritiene aver subito un danno?

Leggere le cartelle cliniche: studiare i testi e le linee guida. Se l’errore c’è, si agisce nelle sedi che si riterranno più opportune. E la sentenza di condanna verrà inviata al Consiglio dell’Ordine dei medici di appartenenza, con un esposto dettagliato sulla condotta tenuta dal sanitario con l'invito ad intraprendere azioni disciplinari.