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Legge Gelli, Lauri (Osservatorio Sanità): rischio costi più alti per i pazienti

 La formulazione dell’articolo 8 lascia immaginare una probabile sovrapposizione tra procedimenti ex art. 696 bis e 702 bis del codice di procedura civile

Osservatorio Sanità, associazione tutela vittime di errori mediciUna delle principali novità introdotte dalla Legge Gelli in materia di responsabilità professionale degli esercenti la professione sanitaria, è rappresentata dall’articolo 8, che sancisce l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione per chi intenda esercitare un’azione innanzi al giudice civile relativa a una controversia di risarcimento del danno derivante da responsabilità sanitaria.

Nello specifico, il testo sancisce l’obbligatorietà per tutte le parti di partecipare alla consulenza tecnica preventiva e la massima durata del procedimento di 6 mesi, al termine dei quali e non oltre i 3 mesi successivi, si passerà alla procedura ex 702 bis del codice di procedura civile.

Tale disciplina, tuttavia, pone degli interrogativi in relazione sia alla tempistica prevista per la chiusura della conciliazione, sia in ordine al rischio di una duplicazione di consulenze e, conseguentemente, di costi a carico del cittadino ricorrente.

La pensa così l’Avv. Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità, che pur ritenendo condivisibile l’intento della legge Gelli di ridurre il contenzioso medico legale, ravvisa nella nuova normativa un’ennesima barriera tra chi fa le leggi e chi si trova a doverle applicare.

“La maggior parte degli errori medici – afferma  a Responsabile Civile Lauri – sono complessi e sistemici, nel senso che non è possibile individuare un solo colpevole. Ben venga quindi il tentativo di limitare la responsabilità in capo al singolo camice bianco, allargando quella in capo alla struttura sanitaria. Ben venga anche l’ulteriore limitazione all’azione penale , anche se i dati dimostrano come sia già estremamente difficile da questo punto di vista giungere alla condanna del medico”.

“Ciò che trovo complesso e assurdo – continua il Presidente di Osservatorio Sanità – è la limitazione al termine di sei mesi della procedura di conciliazione, quando, prendendo come esempio un caso di presunta malpractice legata a un parto, il consulente tecnico d’ufficio deve esaminare una mole tale di documentazione (cartelle cliniche, tracciati, ecc.) da rendere utopico il rispetto della scadenza prevista dal legislatore”.

“Ma la cosa ancor più assurda – aggiunge Lauri – è che in caso di scadenza del termine previsto, il testo della legge sembrerebbe rendere obblgatorio a quel punto il ricorso alla procedura ex 702 bis, con un aggravio di costi a carico del paziente, il quale si troverà a pagare  due contributi unificati e, con tutta probabilità, due consulenze tecniche d’ufficio. Temo che l’unica strada per correggere tale situazione sia la giurisprudenza; ancora una volta, quindi, dipenderemo dalle sentenze della Corte di Cassazione.  Lo scenario più probabile, intanto, è che molti preferiranno il tentativo di mediazione, anche se data l’elevata probabilità di fallimento di tale opzione – che riscontro anche nella mia personale esperienza – si tratterebbe più che altro di una mera formalità per bypassare la conciliazione e passare poi all’atto ordinario”.

 

fonte: http://www.responsabilecivile.it/legge-gelli-lauri-osservatorio-sanita-rischio-costi-piu-alti-per-i-pazienti-in-sede-civile/

Intervista all’Avv. Lauri, Osservatorio Sanità, in merito alla nuova legge sulla responsabilità sanitaria

La nuova legge sulla responsabilità sanitaria dal punto di vista dei medici e dal diverso punto di vista delle associazioni a tutela dei pazienti. Intervista all’Avv. Francesco Lauri, presidente di Osservatorio Sanità. 

Clicca qui per vedere il video

fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/2017/video/errori-medici-via-libera-alla-legge-risarcimenti-piu-veloci_3014993.shtml

Responsabilità professionale. Chi ha fatto la legge conosce poco i tribunali italiani

Avvocato Francesco Lauri

 

Devo tornare con amarezza sull’art. 8 del testo sulla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, licenziato al Senato, la cui disamina pone seri interrogativi sulla ricercata deflattività del contenzioso cittadino/medico, e sulla (inesistente) conoscenza delle realtà processuali nei Tribunali italiani da parte del legislatore.

Riassumendo, l’articolo 8 del DDL 2444 prevede che il cittadino intenzionato ad ottenere il ristoro dei danni subiti da presunti errori medici, debba preventivamente depositare un ricorso ex art 696 bis (consulenza preventiva a fini conciliativi) e solo dopo la sua conclusione, o il decorso infruttuoso del termine perentorio di sei mesi dal suo deposito, potrà iniziare un’azione ordinaria ancorchè a cognizione sommaria ex art 702bis cpc.

Tradotto nella pratica quotidiana, ciò significa che, a fronte di un ricorso presentato da Tizio nei confronti di Caio per eventuali condotte negligenti da cui sarebbero derivati danni fisici e patrimoniali, il Tribunale adito dovrà consentire l’instaurazione del contraddittorio – da estendersi ad eventuali altri soggetti chiamati in causa da Caio – nel rispetto di un utile termine di difesa, e far espletare la CTU entro sei mesi.

Ora, chiunque, e dico chiunque, si confronti quotidianamente nell’agone dei Tribunali italiani sa che nella migliore delle ipotesi un ricorso ex art 696 bis non potrà mai concludersi prima di un anno, considerato che la sola CTU, tra disamina del caso, invio dell’elaborato, note critiche e repliche del consulente, richiede un termine non inferiore a 120 giorni (quattro mesi). Pensare che le altre formalità (designazione del giudice, fissazione dell’udienza, comunicazione alle parti ed assegnazione di vari termini a comparire) possano venir espletate nei residui 60 giorni (due mesi) è esercizio che solo una testa sgombra da preoccupazioni pratiche e giuridiche poteva compiere.

Per tacere poi della vera problematica sottesa ad una previsione normativa così utopica: cosa succede se il procedimento ex art 696 bis non si conclude entro i sei mesi e la parte ricorrente non presenta ricorso ex art 702 bis cpc entro novanta giorni? Letta così la norma, sembrerebbe che il termine perentorio di sei mesi comporti la decadenza dell’azione risarcitoria ove non intrapresa mediante rito a cognizione sommaria nei 90 giorni successivi, il che imporrà al cittadino, di spendere il doppio rispetto ad oggi, versando DUE contributi unificati ed i previsti diritti di cancelleria, sostenendo il doppio delle spese di notifica per due procedimenti che, invece di essere pregiudiziali l’uno per l’altro, finiranno per sovrapporsi aumentando il contenzioso, invece di ridurlo, e rendendo più complessa e articolata, la sua gestione.

A questo punto, non resta che rassegnarsi ad un riforma raccogliticcia ed unicamente studiata per salvaguardare la classe medica – per carità, sovente bersaglio di azioni giudiziarie infondate e dunque meritevole di tutela – a totale detrimento del cittadino/danneggiato che resta l’agnello da sacrificare sull’altare di una legge tanto brutta quanto inapplicabile sotto il profilo giuscivilistico.

 

fonte: http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=46822

Responsabilità professionale. Problemi risolti solo sulla carta?

Avvocato Francesco Lauri

 

Sono, e non potrei non essere, soddisfatto dall’intento principale della futura legge, ossia quello di garantire al singolo operatore sanitario maggiore serenità nell’espletamento della propria attività, mediante l’applicazione di una disciplina che demandi al rispetto delle linee guida (o delle “buone pratiche clinico-assistenziali”) il criterio di accertamento delle responsabilità. Il punto è che, more solito, ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di risolvere i problemi “sulla carta”, senza preoccuparsi di ciò che accade, quotidianamente nella realtà dei Tribunali italiani. Tralasciando il fatto che Il concetto di “buone pratiche clinico-assistenziali” è talmente vago da richiedere uno sforzo interpretativo che si sarebbe potuto evitare – visto che da lustri si attende una legge che, per l’appunto, avrebbe dovuto superare le differenze di vedute giurisprudenziali -, l’aspetto che maggiormente mi preoccupa è quello di natura processuale introdotto dall’art 8 relativo al tentativo obbligatorio di conciliazione. Fermo restando il plauso per la decisione di eliminare lo strumento più inutile del secolo in materia di contenzioso cittadino/medico (la mediazione), da anni vado ripetendo che il procedimento ex art 696bis cpc – consulenza preventiva ai fini conciliativi – è una magnifica occasione mancata. Chiunque si occupi di responsabilità professionale medica, sa quanto dirimente sia la CTU nel quadro di un contenzioso incentrato sull’accertamento del nesso causale tra condotta e danno conseguenza.

 

Direi che l’80% dei procedimenti aventi ad oggetto l’asserita responsabilità del medico, si definisce, infatti, sulla scorta di una consulenza che ne accerti la sussistenza. Ma vi è un altro 20% che necessita di un’istruttoria più ampia.

Penso al caso tutt’altro che infrequente di “culpa in vigilando”: un paziente psichiatrico lasciato a se stesso che si getta da una finestra, ad esempio. Come poter accertare la responsabilità di una struttura senza valutare, per lo più tramite testimoni, la correttezza della condotta degli operatori?

Il ctu potrà dire “la morte è dipesa dall’impatto del corpo al suolo”, ma non potrà valutare – se non opportunamente investito di poteri istruttori – se l’infermiere x o il medico Y fossero o meno vigili.

L’esperienza insegna, come di fronte ad una CTU che accerti il nesso tralasciando altri aspetti altrettanto importanti – come la condotta del medico e/o del danneggiato – le possibilità che una struttura sanitaria (o compagnia di assicurazioni) decida di transigere sono minime, obbligando il cittadino ad intraprendere cause lunghe e costose, che un novellato art. 696 bis ben potrebbe evitare.

Ed allora, il vulnus va colmato mediante la riscrittura dell’art 696 bis ovvero la creazione di uno strumento processuale agile (ad esempio un procedimento a cognizione sommaria incentrato sulla consulenza tecnica d’ufficio) che permetta il raggiungimento di intese risarcitorie soddisfacenti per entrambe le controparti e che consenta, a chi ha subito danni da accertate responsabilità mediche, un giusto (e rapido) ristoro.

fonte: http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=44763

L’«Osservatorio» boccia il nuovo disegno di legge. Non risolve il problema

 L’avvocato Lauri: «Se non si cancella l’istituto dell’autoassicurazione non ci sarà via d’uscita»

 

La XII Commissione Affari Sociali della Camera ha licenziato il disegno di legge sulla responsabilità professionale degli operatori sanitari. Si tratta del primo vero tentativo di dare una normativa a un settore del diritto che da anni è regolato quasi esclusivamente da norme superate e dalle sentenze dei tribunali e della Cassazione. Ora la parola passa all’assemblea di Montecitorio.Tuttavia, secondo l’Osservatorio Sanità (l’associazione che tutela i cittadini e i medici ingiustamente accusati), il testo del nuovo ddl non cancella dubbi e perplessità. In particolare l’articolo 8 che attualmente, prevede l’«autoassicurazione» delle strutture sanitarie, in alternativa all’assicurazione tradizionale. Si tratta di un istituto «inesistente» che non fornisce al cittadino alcuna tutela. Infatti, salvo limitatissimi casi legati a Regioni virtuose, la legittimazione di una simile prassi, introdotta qualche anno fa, continuerà ad avere effetti devastanti a danno dei cittadini, poiché consentire a una struttura sanitaria in disavanzo finanziario (Lazio in testa) di risarcire il cittadino con fondi autonomi, in sostanza significa legittimarne l’insolvenza. «Se il ddl venisse approvato definitivamente così com’è – dice l’avvocato Francesco Lauri, presidente di Osservatorio Sanità – avremmo una legge la cui efficacia si ridurrebbe del 50%. L’autoassicurazione va eliminata immediatamente».E gli effetti di questa norma «fantasiosa» li vediamo tutti i giorni nei tribunali: «L’autoassicurazione – aggiunge Lauri – rappresenta per i cittadini una vera beffa oltre al danno ricevuto. Quasi sempre, infatti, molti degli ospedali non hanno fondi. Dal Lazio in giù sono tantissime le strutture sanitarie in disavanzo economico e in regime di autoassicurazione: un mix mortale per i cittadini perché non saranno mai risarciti».Che fare? Le sentenze, immediatamente esecutive, non hanno alcun valore di fronte a un’azienda pubblica insolvente. È risaputo, infatti, che l’azienda pubblica, per definizione, non può fallire. E allora l’Osservatorio Sanità prende in considerazione la seguente possibilità: «Nel caso in cui l’autoassicurazione o l’autotutela rimanga nel dettato del nuovo ddl – continua Lauri – occorre prevedere (in caso di struttura condannata e insolvente, ndr) la possibilità di ottenere un giudizio di ottemperanza, strumento che rappresenta l’unico, vero spauracchio per gli ospedali che non pagano. Attenzione però: questa strada è percorribile solo a sentenza passata in giudicato, e con i tempi della giustizia italiana significa far passare circa dieci anni dall’inizio della causa. In molti desistono, anche per stanchezza. Anticipare il giudizio di ottemperanza alla sentenza di primo grado darebbe maggiori garanzie al cittadino danneggiato».In definitiva,lo sbocco è rappresentato dalla «garanzia garantita». Vale a dire il ricorso a una compagnia assicuratrice solvibile e solida: «Ma allo stato attuale – conclude l’avvocato Lauri – le grandi compagnie sono fuggite dal mercato, scoraggiate dai nostri risarcimenti fuori dagli standard europei, soprattutto per i danni morali o da morte del congiunto. Se non abbassiamo gli standard di risarcimento e non riduciamo i termini di prescrizione di almeno cinque anni, il rischio è quello di veder proliferare compagnie assicuratrici fasulle che non danno alcuna garanzia al cittadino».

 

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/salute/l-osservatorio-boccia-nuovo-disegno-legge-non-risolve-proble-1217703.html

Polizze per i medici, ecco perché le assicurazioni fuggono

Osservatorio Sanità entra nel dibattito sul “Disegno di Legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario” portando la propria esperienza formatasi sul campo in oltre dieci anni di contenziosi in tutti i Tribunali d’Italia, a difesa tanto dei cittadini danneggiati da errate prestazioni sanitarie, quanto dei medici ingiustamente accusati di malpractice.

Secondo l’Associazione il testo del nuovo disegno di legge, così com’è impostato, fornisce giustamente al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore.

Ma per il cittadino danneggiato, la situazione è molto diversa. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad es. nel comparto Rc auto) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato -estranee ai processi.

“I politici sono lontani dalla realtà dei fatti e la trincea dei Tribunali è un’altra storia commenta Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità- perché quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del Ddl in questione. Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio.

Il processo va avanti, il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere.Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzionepignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”.

Uno dei fattori più negativi per il sistema del risarcimento per errore medico secondo Osservatorio Sanità va ravvisato soprattutto nella fuga delle grandi Compagnie Assicurative, spesso scoraggiate dai parametri fuori dagli standard europei per il risarcimento del danno morale, dagli automatismi risarcitori operati dai Tribunali che fanno volare alle stelle le cifre da risarcire nel caso di nuclei familiari molto estesi e dai tempi di prescrizione decennali.

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti – estranei al nucleo familiare – ed il congiunto defunto per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi Compagnie di Assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità. Sarà così certo che i cittadini percepiranno l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribassso.

fonte: http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/polizze_medici_ecco_perch_eacute_le_assicurazioni_fuggono-1295268.html

Osservatorio Sanità: Il DDL sulla responsabilità professionale medica va modificato

Francesco Lauri: “I politici sono lontani dalla realtà dei fatti, la trincea dei Tribunali è un’altra storia”

Nelle ultime settimana si sta discutendo molto sul tema della responsabilità professionale dei medici, è infatti in discussione un Disegno di Legge molto controverso. Il documento, dal titolo “Disegno di Legge in materia di responsabilità professionale del personale sanitario”, è stato esaminato anche dall’Osservatorio Sanità, associazione che tutela cittadini e medici, che ha messo a disposizione la sua esperienza sul campo e ha tratto conclusioni non proprio tranquillizzanti.

Secondo l’Associazione il testo del nuovo DDL, così come è impostato, fornisce giustamente al personale sanitario maggiori garanzie, rispetto al recente passato, qualificando come extracontrattuale la responsabilità professionale del medico ed introducendo l’obbligo di malleva da parte della struttura sanitaria all’interno della quale si è verificato l’errore. Ma per il cittadino danneggiato, la situazione è molto diversa. Infatti, la condivisibile e necessaria introduzione dell’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte delle strutture sanitarie, se non è accompagnata dalla possibilità di citare direttamente in giudizio la Compagnia Assicuratrice dall’inizio dell’iter processuale (come avviene ad esempio nel comparto della responsabilità civile per il settore auto) rischia di tradursi in una vittoria di Pirro, stante l’attuale prassi in virtù della quale le compagnie restano spesso – per tacito accordo tra assicuratore ed assicurato – estranee ai processi.

“I politici sono lontani dalla realtà dei fatti e la trincea dei Tribunali è un’altra storia – commenta Francesco Lauri, Presidente di Osservatorio Sanità – perché quello che accade normalmente è molto distante dalla logica del DDL in questione. Diciamo che si cita in giudizio un Ospedale che è assicurato ma per un accordo tra lo stesso e la Compagnia Assicuratrice quest’ultima non viene citata in giudizio. Il processo va avanti,il cittadino danneggiato vince la causa ed ottiene una sentenza sulla base della quale si chiede di pagare il risarcimento all’Ospedale che ha (per l’esistenza di una vecchia norma legata ai pagamenti della P.A.) 120 giorni per provvedere. Se l’Ospedale non paga, ed è quasi la regola, si tenta nei suoi confronti l’esecuzione\ pignoramento che nella stragrande maggioranza dei casi va a vuoto perché le sue casse sono vuote. E’ solo a questo punto che la Compagnia Assicurativa si fa viva e propone una transazione al ribasso. A questo punto il cittadino stremato o necessitato accetta”.

Di recente l’associazione ha chiamato a raccolta i massimi esperti in materia in un convegno dal titolo “La Responsabilità Medica: i risultati, fallimenti e prospettive” proprio per fare il punto sullo stato dell’arte ed interrogarsi su quali siano le esigenze reali per migliorare il sistema della responsabilità medica alla luce dei contenuti del Testo del nuovo DDL in materia di responsabilità professionale del personale sanitario. E’ emersa unanimemente la necessità di importanti e sostanziali interventi, per evitare che ci si trovi di fronte all’ennesimo tentativo di cambiamento inefficace perché troppo poco aderente alla realtà che si riscontra quotidianamente negli iter processuali sul risarcimento del danno.

Uno dei fattori più negativi per il sistema del risarcimento per errore medico, sempre secondo Osservatorio Sanità, va ravvisato soprattutto nella fuga delle grandi compagnie assicurative, spesso scoraggiate dai parametri fuori dagli standard europei per il risarcimento del danno morale, dagli automatismi risarcitori operati dai Tribunali che fanno volare alle stelle le cifre da risarcire nel caso di nuclei familiari molto estesi e dai tempi di prescrizione decennali.

“Oltre all’esigenza di una tabella nazionale sulle lesioni macropermanenti, occorre rivedere al ribasso i parametri per il risarcimento del danno morale da morte – sottolinea ancora Francesco Lauri – ed introdurre la disamina dell’effettivo legame tra i parenti estranei al nucleo familiare ed il congiunto defunto, per evitare il meccanismo del risarcimento automatico erogato indistintamente a tutti i parenti legittimati a richiederlo. In questo modo ci si avvicinerà agli standard degli altri paesi europei e sarà forse possibile far tornare le grandi compagnie di assicurazione che, a differenza di quelle che sono proliferate negli ultimi anni, danno maggiori garanzie di solidità e solvibilità. Sarà così certo che i cittadini percepiranno l’esatto importo del risarcimento decretato dalla sentenza, senza paradossali transazioni al ribasso”.

Da scongiurare invece sarebbe l’attuazione della norma del DDL che prevede la pratica dell’autoassicurazione delle strutture sanitarie in alternativa alla assicurazione classica perché, salvo limitatissimi casi legati a Regioni virtuose, nella pratica sembra non funzionare affatto.

 

fonte: http://www.ilfonendoscopio.it/index.php/Professione-Medicina/Osservatorio-Sanita-Il-DDL-sulla-responsabilita-professionale-medica-va-modificato

Convegno sulla responsabilità medica: onere della prova dopo la legge Balduzzi

In un momento assai delicato in cui si minaccia la «spending review» sugli eccessi nella sanità italiana, riguardo le prescrizioni e prestazioni più generiche (che presto saranno limitate in una «black list») a pagamento, è stato inaugurato giovedì 24 settembre presso la sala convegni dell’Hn hotel in via dei Gracchi a Roma, il convegno dal titolo «Responsabilità del medico, risultati, fallimenti e prospettive». Sul banco dei relatori, hanno esposto le loro tesi in materia l’Avv. Francesco Lauri, Presidente dell’Osservatorio Sanità e organizzatore dell’evento che punta a tirare le somme su quanto successo in tema di responsabilità professionale. «Negli ultimi quindici anni la visione su questa materia è stata puramente contrattualistica» dichiara Lauri a proposito del rapporto tra medico e paziente e cita il Dr. Patrizio Gattari, Magistrato del Tribunale di Milano, estensore e autore di una sentenza in cui si rimette in discussione la corretta applicazione della legge Balduzzi.

«La legge Balduzzi non è poi così ambigua» interviene Gattari, spiegando l’orientamento recente della Prima Sezione Civile del tribunale di Milano e incalza sull’efficienza del sistema di responsabilità sanitaria nel caso di corretta applicazione della legge. L’articolo 3 della legge Balduzzi viene interpretata come un segnale per aprire all’extra contrattualità, cosi da stabilire, in caso di controversia tra paziente e medico, cosa debbano provare entrambi, e si collega alla natura stessa della responsabilità del medico, tanto da aprire un acceso dibattito, in attesa della nuova legge sul rischio sanitario. Lo spiega il Dr. Marco Rossetti, Consigliere III Sez. Civile della Corte di Cassazione, che accenna ad una riforma medica della responsabilità.

Il presidente dell’Accademia della medicina legale Dr. Carmelo Galipò, resta fermo su tre punti da introdurre per eliminare i principali vulnus del contenzioso medico-legale tra medici, strutture e pazienti: «non è tanto il problema dell’onere della prova che in materia di responsabilità del medico la fornisce il consulente tecnico del Giudice adesso come in futuro, ma come risolvere il contenzioso una volta instauratosi senza tre regole fondamentali». «La prima è l’obbligo assicurativo ricadente anche sulle compagnie di assicurazioni, la seconda è la costituzione del fondo vittime di errori medici, infine la chiamata diretta dell’assicurazione come avviene in RCA». Conclude: «Ne potrei aggiungere un altro, ossia quello di eliminare la dicitura “grave” dall’articolo 64 cpc che responsabilizzerebbe ancor di più quei consulenti che fanno il “mestiere” di ctu senza cultura adeguata».

fonte: http://www.responsabilecivile.it/convegno-sulla-responsabilita-medica-onere-della-prova-dopo-la-legge-balduzzi/