Simoncini ancora a piede libero

 

 

 

Roma, 30 giugno 2014

 

A quasi due anni dalla tragica morte di Luca Olivotto, il ventisettenne catanese con un tumore al cervello, deceduto in un ospedale di Tirana in seguito al trattamento anticancro a base di bicarbonato ideato dall’ex medico italiano Tullio Simoncini, per la famiglia non c’è pace.

Qualche mese fa il cuore di papà Olinto, tra le cui braccia nell’ottobre 2012 il giovane spirò in preda ad atroci dolori, non ha retto. Se ne è andato lasciando sola mamma Silvana, ad aspettare che sia fatta giustizia.

Una giustizia che però tarda ad arrivare. La procura di Roma sarebbe infatti in procinto di chiudere le indagini per omicidio colposo e abuso della professione medica a carico di Simoncini che intanto, nonostante la radiazione dall’albo nel 2003 e una condanna per omicidio colposo e truffa nel 2006, continua a sponsorizzare la sua presunta cura miracolosa. Da un opuscolo reperito in rete, sembra infatti che lo scorso marzo l’ex medico, di cui non si conosce l’attuale domicilio, abbia partecipato ad un convegno di “medicina integrativa unificante” a Sirmione del Garda.

La giustizia albanese invece va più spedita. Il processo a Tirana è stato istruito subito dopo l’esito dell’autopsia (confermato, in seguito, anche dagli esami eseguiti a Catania su mandato della Procura della Repubblica di Roma) che non lascia adito a dubbi: ad uccidere Luca fu “un arresto cardiocircolatorio consecutivo ad una grave alcalosi metabolica da somministrazione endoarteriosa di bicarbonato”.

In Albania, insieme a Simoncini, è imputato un altro medico, noto radiologo romano dell’ospedale Tor Vergata – indagato anche nella capitale – che avrebbe inserito il catetere per via inguinale al ragazzo.

“La circostanza che una simile pratica, tanto dannosa quanto scevra da ogni evidenza scientifica, sia stata avallata da un medico “ufficiale” è gravissima – commenta l’avvocato Francesco Lauri, che con la collega Giovanna Zavota assiste la famiglia Olivotto – ed impone una pena esemplare anche nel rispetto di tutti quei medici che ogni giorno, tra mille difficoltà, danno l’anima per salvare vite umane”.

Non nuoce a questo punto riassumere la cronologia dei fatti. Nel giugno 2012 a Luca viene diagnosticato un tumore al cervello. Disperata, la famiglia scopre, curiosando su internet, “il metodo Simoncini” secondo cui il cancro è un fungo e sarebbe curabile attraverso la somministrazione per via endovenosa di una soluzione di bicarbonato. Costo della terapia: ventimila euro, che il medico vuole in contanti. Il 16 ottobre, Luca arriva in Albania e viene ricoverato presso l‘Universal Hospital Group di Tirana, una clinica modernissima, ma completamente sprovvista delle più elementari strutture di emergenza, come un’ambulanza.

Incassati i due terzi della somma pattuita con gli Olivotto, Simoncini inizia il trattamento. La terapia, però, viene subito interrotta: Luca si sente male e le sue condizioni precipitano nel giro di due giorni. Il 18 ottobre la situazione degenera rapidamente e, nel giro di poche ore, Luca si aggrava. Il trasferimento, su un mezzo di fortuna, in un ospedale vicino, non varrà a salvargli la vita: Luca morirà poco dopo l’arrivo al “Madre Teresa” tra lo strazio dei genitori e l’incredulità dei sanitari.

 

Se ritieni di aver subito un danno a causa di una prestazione medica errata, siamo qui per aiutarti a ottenere giustizia.

Non esitare a contattarci per una consulenza e scoprire come possiamo supportarti nel tuo percorso verso il risarcimento.