Caso Olivotto: il ragazzo ucciso dal bicarbonato.

Richiesto il rinvio a giudizio per Tullio Simoncini ed un noto radiologo romano

Caso Olivotto, Procura della Repubblica del Tribunale di RomaDopo oltre due anni dalla tragica morte di Luca Olivotto, il ventisettenne catanese  deceduto in un ospedale di Tirana il 18.10.2012  in seguito ad un improbabile trattamento anticancro a base di bicarbonato, la Procura della Repubblica del Tribunale di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex medico Tullio Simoncini, inventore della “cura”, e di un noto medico romanoche avrebbe coadiuvato il Simoncini nella somministrazione per via arteriosa delle dosi massicce della sostanza che ha poi condotto alla morte del giovane.
L’udienza preliminare, fissata per stamane davanti al GIP del Tribunale Ordinario di Roma, Maddalena Cipriani, è stata rinviata al 19 marzo 2015 per l’intervenuta nomina di un avvocato di fiducia da parte del Simoncini, fino ad oggi “irreperibile”.
La Perizia medico legale della Procura non lascia adito a dubbi circa le cause della morte di Luca. Scrivono, infatti, i consulenti del PM: “le manifestazioni cliniche cui andò incontro il paziente Olivotto Luca Ernesto durante la degenza nella struttura “Universal Hospital Group” di Tirana sono riconducibili agli effetti sistemici prodottisi per effetto della somministrazione di bicarbonato di sodio, foriera di gravissima alcalosi metabolica ed infine dell’exitus”) .
Nonostante la radiazione dall’albo nel 2003 e una condanna per omicidio colposo e truffa nel 2006, Tullio Simocini continua a promuovere in giro per il mondo le sue teorie, intervenendo sui pazienti, come nel caso di Luca, mediante l’ausilio di professionisti, come Gandini,  regolarmente  iscritti presso l’Albo Nazionale dei Medici
E’ opportuno riassumere la cronologia dei fatti. Nel giugno 2012 a Luca viene diagnosticato un tumore al cervello. Disperata, la famiglia scopre, curiosando su internet, “il metodo Simoncini” secondo cui il cancro è un fungo e sarebbe curabile attraverso la somministrazione per via endovenosa di una soluzione di bicarbonato. Costo della terapia: ventimila euro, che l’ex medico vuole in contanti. Il 16 ottobre, Luca arriva in Albania e viene ricoverato presso l‘Universal Hospital Group di Tirana, una clinica modernissima, ma completamente sprovvista delle più elementari strutture di emergenza, come un’ambulanza.
Incassati i due terzi della somma pattuita con gli Olivotto, parte della quale sarebbe stata corrisposta all’altro indagato, inizia il trattamento. La terapia, però, viene subito interrotta: Luca si sente male e le sue condizioni precipitano nel giro di due giorni. Il 18 ottobre la situazione degenera rapidamente e, nel giro di poche ore, Luca si aggrava. Il trasferimento, su un mezzo di fortuna, in un ospedale vicino, non varrà a salvargli la vita: Luca morirà poco dopo l’arrivo al “Madre Teresa” tra lo strazio dei genitori e l’incredulità dei sanitari”